"Il linguaggio è lo strumento principale attraverso cui il bambino
costruisce il significato del mondo" Jerome Bruner

Nella fascia di età da 0 a 24 mesi, il ruolo del logopedista consiste nell’aiutare i genitori a favorire lo sviluppo della comunicazione e del linguaggio nei loro piccoli attraverso semplici ma importanti accorgimenti applicabili nella pratica quotidiana. Mediante un lavoro indiretto di supporto e Parent  training, aiuto i genitori ad esplorare la loro relazione comunicativa e a conoscere ed applicare stili di interazione e strategie comunicative che promuovano lo sviluppo del linguaggio nei propri piccoli.

A parlare non si impara da soli, ma rivestono un ruolo fondamentale le interazioni sociali e gli stimoli che i bambini ricevono dall’ambiente circostante. Per questo motivo i genitori possono diventare dei facilitatori nell’acquisizione del linguaggio dei loro bambini.

Stimolare il linguaggio fin da piccolissimi ha un impatto incredibile sulla prevenzione di ritardi e disturbi di linguaggio in epoche successive, oltre che sull’identificazione precoce di eventuali difficoltà che, se intercettate da più piccolini, vanno più facilmente a risolversi.
Quando però il bambino non sviluppa le abilità linguistiche attese per la sua età, in assenza di accertati disturbi neurologici, sensoriali, cognitivi e relazionali, si parla di ritardo del linguaggio: il campanello d’allarme scatta in genere intorno ai due anni, periodo in cui dovrebbe avvenire l’esplosione del vocabolario e la comparsa della combinatoria (frase minima).

Molti genitori si preoccupano quando notano che il loro bambino tarda a parlare: l'acquisizione del linguaggio si sviluppa infatti secondo tappe regolari che, tuttavia, rappresentano un’indicazione generale dello sviluppo tipico del linguaggio, poiché le varie tappe possono essere molto variabili da bimbo a bimbo, ed ognuno ha il proprio ritmo di sviluppo. Quanto però sono evidenti segnali di ritardo del linguaggio, è essenziale agire presto poiché con le giuste strategie la maggior parte dei bambini può riallinearsi velocemente allo sviluppo linguistico previsto per la loro età.

A quali segnali prestare attenzione?

 ✖ Se intorno ai 2 ANNI il bambino dice meno di 50 parole
  Se intorno ai 30 mesi non è ancora comparsa la combinatoria (due parole combinate per formare la frase)
  Se a 3 ANNI le frasi sono formate da solo due parole (o solo una!) e la pronuncia dei suoni è tale da rendere incomprensibile quello che il bambino dice

Nota Bene L’intervento precoce è fondamentale per aiutare i bambini con ritardo del linguaggio a sviluppare le loro abilità linguistiche e un approccio tempestivo consente di identificare ed affrontare eventuali problemi sottostanti, utilizzando strategie efficaci per migliorare la comunicazione. 

FASCIA 0 36 e RITARDO DEL LINGUAGGIO

È attraverso il linguaggio che ci si relaziona con il mondo esterno, e a volte i bimbi che non riescono ad esprimersi o a farsi comprendere possono sviluppare reazioni di rabbia e frustrazione che manifestano con comportamenti aggressivi o di evitamento – ad esempio si rifiutano di andare all’asilo o di stare con altri bambini. Intervenendo sul linguaggio e favorendone lo sviluppo si va ad affrontare e risolvere anche il disagio che esprimono a livello comportamentale

“Erre moscia” e “zeppola” sono tra i difetti di pronuncia più conosciuti e rientrano in quelle che in gergo logopedico vengono definite dislalie, ovvero disturbi di pronuncia dei suoni, che se presenti entro i 4-5 anni di età possono rientrale nel normale processo di maturazione linguistica del bambino e si definiscono dislalie infantili: sono frequenti in quanto dovute ad all’immaturità nel controllo dei movimenti necessari a alla pronuncia di un suono e nella maggior parte dei casi regrediscono spontaneamente con il graduale affinarsi del linguaggio del bambino, in genere tra i 3 e 5 anni.
Quando però si protraggono fino all’età scolare, si oltrepassa la soglia fisiologica permessa e si definiscono dislalie funzionali: l’errata pronuncia è attribuibile non più all’immaturità dei movimenti, ma ad una scorretta impostazione e utilizzazione di una o più sezioni dell’apparato fonatorio e se non corrette si cronicizzano e protraggono fino all'età adulta.
In questi casi è opportuno intervenire con un trattamento mirato all’impostazione della corretta pronuncia del suono alterato ed è consigliabile farlo prima dell’ingresso alla scuola primaria, intorno ai 4-5 anni.

Fa eccezione il rotacismo, la così detta “erre moscia” per la quale si può aspettare qualche anno in più prima di intervenire, previo opportuno consulto logopedico che consenta di valutare il grado di maturazione dell’apparato fono-articolatorio del bambino.
Ci sono poi
le dislalie organiche che sono invece causate da un’alterazione a livello anatomico o da un difetto fisico degli organi coinvolti nell’articolazione fonatoria: labbra, lingua, arcate dentarie, palato.
Tra le dislalie rientrano:

  ROTACISMO: alterazione del suono R che può essere “alla francese” o monovibrante (simile alla V)
 
SIGMATISMO: alterazione del suono S la cui pronuncia diventa interdentale
 
ZETACISMO: alterazione del suono Z che viene prodotto interponendo la lingua tra le due arcate dentarie o viene sostituito dal suono S
 
KAPPACISMO: sostituzione del suono K con il suono T (dice /tane/ invece di /kane/)
 
TETACISMO: sostituzione del suono T con il suono K (dice /kana/ invece di /tana/)
 
LAMBDACISMO: alterazione del suono L
 
DELTACISMO: distorsione del suono D

ROTACISMO, SIGMATISMO E ALTRE DISLALIE

Nota Bene Questi difetti di pronuncia si possono correggere non solo nei bambini, ma a qualsiasi età!

Nella maggior parte dei casi con un intervento logopedico tempestivo le dislalie infantili hanno una prognosi molto favorevole: il trattamento prevede prima un lavoro di ginnastica articolatoria, mirato al rafforzamento delle strutture muscolari fono-articolatorie della bocca, e successivamente si procede con l’impostazione e l’allenamento del corretto schema articolatorio del suono alterato.

Il potenziamento degli apprendimenti consiste in attività finalizzate a rinforzare le abilità di lettura, scrittura, comprensione del testo e calcolo al fine di migliorare queste competenze di base e di conseguenza aumentare l’autonomia, l’autostima e il senso di autoefficacia del bambino – o del ragazzo.
Non tutti i bambini automatizzano con gli stessi tempi le competenze di base (lettura, scrittura e calcolo), per qualcuno può essere più faticoso e se non aiutato tempestivamente, con il passare del tempo, aumenteranno le differenze fra le sue competenze e quelle dei compagni, con conseguenti ripercussioni su autostima e interesse verso la scuola: queste difficoltà infatti possono portare ad insuccessi scolastici e a un vissuto emotivo di emarginazione rispetto alla classe, già dai primi mesi di scuola primaria.

ll trattamento è rivolto sia a coloro che hanno già una diagnosi di Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA) o ADHD – che non solo compromette funzioni cognitive primarie come l’attenzione, la memoria e l’autocontrollo, ma può anche
influenzare significativamente le abilità di apprendimento – ma anche a tutti quei bambini e ragazzi che pur non rientrando in un quadro diagnostico, presentano maggiore difficoltà nella fase di automatizzazione delle competenze di base e necessitano di un aiuto in più per allenare e migliorare tali abilità, favorendone l’autonomia e l’autostima e di conseguenza l’interesse verso la scuola e lo studio.

DSA E POTENZIAMENTO DEGLI APPRENDIMENTI SCOLASTICI

È quindi altamente consigliabile intraprendere un percorso di potenziamento degli apprendimenti il più precocemente possibile, al fine di garantire il massimo beneficio e far sentire il bambino quanto più capace e stimolato verso l’acquisizione di tali competenze.

Nota Bene Un intervento tempestivo può fare una grande differenza nel futuro scolastico del bambino.

Un bambino consapevole di non riuscire quanto gli altri a leggere/scrivere o un ragazzo esposto costantemente all’insuccesso scolastico, possono sviluppare un senso di frustrazione e di rifiuto verso la scuola e lo studio, quando magari avrebbero avuto solo bisogno di un po’ di tempo in più per automatizzare le competenze di base, e qualcuno che fornisse loro le strategie e il metodo di studio più adatti.

La disfonia è un disturbo piuttosto frequente nei bambini dovuto generalmente ad un cattivo uso della voce. L’abbassamento della voce e i suoi continui sbalzi d’intensità non sono facilmente riconoscibili come sintomi di disfonia e il disturbo può essere confuso per un sintomo della tonsillite o del raffreddore e se non trattata adeguatamente può dare origine a problemi ben più seri alle corde vocali del bambino, come la formazione di noduli, edemi e polipi. È bene quindi conoscere le sue caratteristiche ed imparare a riconoscerla.
La voce risulta alterata sia quantitativamente che qualitativamente, coinvolgendo aspetti come il timbro, l’intensità, la frequenza e la durata. Questa forma di alterazione vocale rende la voce del piccolo particolarmente rauca e grave e non è raro che alla fine della giornata il bambino rimanga senza voce.
Le caratteristiche tipiche della voce nel bambino disfonico sono: 

 ✔ Frequenti abbassamenti di voce
  Voce rauca
  Tensione muscolare
  Mancanza di fiato
  Affaticamento vocale
  Sbalzi di intensità vocale

Il bambino disfonico può lamentare spesso dei dolori al collo e sente come la sensazione di avere qualcosa che gli ostruisce la voce quando parla.
Questa alterazione vocale può essere diagnosticata come disfonia organica o disfonia funzionale e la diagnosi viene fatta dal medico otorinolaringoiatra o dal foniatra che se lo riterrà opportuno prescriverà un percorso di logopedia.

DISFONIA INFANTILE

Anche i genitori sono direttamente coinvolti nella terapia in attività di counseling data lìimportanza delle norme di igiene vocale: imparano a conoscere le abilità di base per un uso corretto della voce ed evitare di dare un esempio sbagliato ai figli.

Il trattamento della disfonia infantile prevede di insegnare al bambino ad usare bene la propria voce, modificando le abitudini sbagliate e migliorando, attraverso esercizi specifici funzioni come la respirazione e la coordinazione pneumo-fonica, che sono alla base di un corretto uso vocale.

Può capitare di sentire il proprio figlio balbettare, anche solo per un momento o per un breve periodo. La balbuzie infantile, infatti, è un fenomeno piuttosto diffuso tra i 3 e 5 anni di età che, nella maggior parte dei casi, si risolve naturalmente entro un anno dalla comparsa. Ciò non toglie che si tratti di un fenomeno che va seguito con attenzione e tenuto sotto controllo sin dalle sue prime manifestazioni.

In un numero più limitato di casi però, la balbuzie infantile evolve in disturbo cronico, delineandosi in maniera più chiara ed evidente intorno ai 6 - 7 anni con l’inizio della scuola, quando la consapevolezza di questa difficoltà emerge prepotentemente nel momento in cui il bambino si confronta anche con le reazioni dei coetanei e degli insegnanti.
È importante tenere presente che la balbuzie non sempre costituisce un “problema” per i bambini, e che la percezione che ne ha un adulto è indubbiamente più forte rispetto al vissuto dei più piccoli, per tanto, qualora il bimbo non abbia consapevolezza del disturbo o non ne sia preoccupato si ritiene controproducente farglielo notare, correggerlo e ovviamente rimproverarlo!

Quando intervenire con un trattamento?
Il tempo trascorso dall’insorgenza è uno degli indici predittivi che ci aiutano a capire cosa è necessario fare. Da genitore è importante non spaventarsi ma rivolgersi ad un esperto che saprà indicarvi i comportamenti più idonei e quelli più rischiosi ed aiutarvi a tenere monitorata la situazione.
Solitamente si consiglia di aspettare qualche mese dall’insorgenza della balbuzie, tempo prezioso in cui i genitori possono osservare ed annotare cosa fa e se la fluenza si modifica. Dopo questo periodo di monitoraggio, se la balbuzie persiste, si consiglia di procedere con una valutazione approfondita e decidere se intervenire con un trattamento diretto per evitare che evolva in disturbo cronico, con risvolti importanti a livello psicologico e sociale.

BALBUZIE e DISTURBI DELLA FLUENZA

Se non si interviene adeguatamente e tempestivamente questo problema diventa un vero e proprio disturbo, anche invalidante, in quanto spesso è motivo di rinunce, di esclusione sociale, di introversione fino a inficiare la propria autostima con tutto ciò che ne consegue sul piano personale, affettivo, lavorativo e sociale.

Con il termine disturbo fonetico-fonologico ci si riferisce alla difficoltà nella produzione corretta dei suoni del linguaggio (fonemi) che persiste oltre i 4 anni di età, rendendo l’eloquio del bambino poco – o per nulla – comprensibile, soprattutto agli estranei. Le difficoltà non devono essere riconducibili a condizioni congenite, acquisite, mediche o neurologiche ma esclusivamente ad un ritardo nell’acquisizione e nella maturazione dello schema motorio del fonema e nella produzione della parola.
Gli errori più comuni sono omissioni, sostituzioni o inversioni di suoni o di sillabe, semplificazioni di gruppi consonantici, dovuti generalmente ad un ritardo motorio articolatorio o fonologico.

Dopo che il pediatra, o il neuropsichiatra infantile, escludo qualsiasi tipo di compromissione neurologica, strutturale, uditiva o fisica, il logopedista effettua una valutazione in modo da individuare le caratteristiche del disturbo ed in particolare se si tratta di:

■ un disturbo articolatorio o fonetico (mancano dei suoni)
■ un disturbo fonologico (vengono utilizzati male i suoni che possiede)
■ un disturbo fonetico-fonologico (mancano dei suoni e quelli che possiede vengono utilizzati male)

In base alle caratteristiche del disturbo viene elaborato un piano di trattamento individuale e personalizzato che ha lo scopo di migliorare l’articolazione dei suoni e ridurre gli errori nella produzione delle parole attraverso lo sviluppo delle abilità uditivo-percettive, neuromotorio-articolatorie e cognitivo-linguistiche. Si aiuta cioè il bambino a sviluppare un linguaggio adeguato alla sua età.

DISTURBO FONETICO FONOLOGICO

La ridotta capacità comunicativa può inoltre ripercuotersi nelle interazioni sociali e scolastiche e il bambino può sviluppare un comportamento di rifiuto se consapevole delle proprie difficoltà: quando si rende conto che gli altri non lo capiscono o se viene preso in giro dai compagni ed escluso poiché non riesce ad esprimersi, può sviluppare un senso di frustrazione tale a portarlo al rifiuto dell’asilo o all’isolamento dai compagni.

Un intervento precoce risulta quindi indispensabile per evitare una compromissione della socializzazione con i pari e con gli adulti e per ridurre quel senso di frustrazione del bambino che inevitabilmente potrebbe pesare sulla sua autostima: tutti i bambini vorrebbero parlare bene, essere considerati grandi e indubbiamente essere compresi!

Inoltre, durante l’acquisizione del linguaggio, la competenza fonologica influenza sensibilmente le abilità grammaticali, lessicali e sintattiche ed è quindi importante ridurre il rischio di ripercussioni sugli apprendimenti scolastici. È opportuno, quindi, che il trattamento si concluda prima dell’inserimento nella scuola primaria, per prevenire eventuali difficoltà nel processo di conversione grafema-fonema e nell’apprendimento della lettura.

Con squilibrio muscolare oro-facciale (SMOF) si intendono tutte le alterazioni di una o più funzioni orali quali: posizione di riposo della lingua, deglutizione, respirazione, masticazione e articolazione delle parole.
La terapia di riferimento per il trattamento di tali alterazione è la Terapia Miofunzionale (TMF) effettuata generalmente dal logopedista.
Consiste in un programma riabilitativo il cui obiettivo è quello di ripristinare l’equilibrio armonico della muscolatura del viso del bambino, dell’adolescente e dell’adulto. Gli obiettivi di un trattamento possono quindi essere differenti secondo il quadro clinico e di conseguenza differente e personalizzato dovrà essere il percorso terapeutico. Per raggiungere tale obiettivo è necessario correggere le funzioni orali che se alterate e non curate precocemente, possono far insorgere nel bambino uno squilibrio muscolare orofacciale.

I sintomi più frequenti di tali alterazioni sono:

✔ respirazione orale (a bocca aperta)
✔ deglutizione deviata
✔ alterazioni o distorsioni dei suoni del linguaggio
✔ palato alto e stretto
✔ crescita anormale dei denti (denti a coniglio)
✔ alterata posizione della lingua a “riposo” (fra i denti)

Gli obiettivi di un trattamento possono quindi essere differenti secondo il quadro clinico e di conseguenza differente e personalizzato dovrà essere il percorso terapeutico.

SMOF E TERAPIA MIOFUNZIONALE

Rieducare delle funzioni significa modificare delle abitudini esistenti e creare nuovi schemi neuromotori.
Non si tratta di somministrare una cura, ma di effettuare un vero e proprio percorso di apprendimento.

La deglutizione atipica – o disfunzionale o deviata – è un’alterazione del normale processo di deglutizione che si realizza con modalità diverse da quelle ritenute fisiologiche: per varie cause non avviene il passaggio dal meccanismo della deglutizione infantile a quello della deglutizione adulta e durante la deglutizione la lingua effettua un movimento scorretto, spingendo contro i denti o posizionandosi tra le arcate dentarie.
A lungo andare questi movimenti linguali alterati influiscono sullo sviluppo delle strutture della bocca e posso portare ad uno squilibrio muscolare oro-facciale che interessa sia le strutture ossee che i muscoli masticatori.

Tutte queste alterazioni possono influire in modo significativo non solo sulla deglutizione, ma anche sulla masticazione, sulla respirazione, sull’articolazione delle parole e sulla postura.
I principali sintomi sono:

 ✔ Spinta della lingua contro i denti durante la deglutizione
 ✔ Difficoltà nel masticare nel deglutire
 ✔ Malocclusioni dentali (morsi aperti o crociati)
 ✔ Alterazioni della mimica facciale
 ✔ Ritardi di sviluppo del linguaggio o disturbi specifici di linguaggio
 ✔ Disturbi della pronuncia ​

La diagnosi viene fatta dall’odontoiatra o dal ORL, ma anche dal pediatra o dal foniatra o dal logopedista stesso che è lo specialista di riferimento per il trattamento del disturbo in virtù della competenza sui vari aspetti che riguardano le funzioni orali: postura linguale, respirazione, masticazione, deglutizione, articolazione del linguaggio.
Se non viene diagnosticata e trattata in modo adeguato, la deglutizione atipica può provocare complicanze di diverso tipo.


Le
principali conseguenze sono:
   anomalie nella crescita dei denti, che possono essere sporgenti o storti
   malocclusioni delle arcate dentarie
   problemi di postura che coinvolgono la colonna vertebrale
   alterazioni del palato, in particolare del palato stretto
   disturbi di tipo deglutitorio e respiratorio
   squilibrio muscolare orofacciale
   anomalie di natura estetica

DEGLUTIZIONE ATIPICA

Il trattamento logopedico consiste in un percorso di rieducazione e riabilitazione delle funzioni orali che viene personalizzato in base all’età del paziente, e prevede una serie di esercizi mirati a correggere la postura della lingua e a ripristinare l’equilibrio della muscolatura oro – facciale con lo scopo di riportare le funzioni orali a un livello il più possibile normale.

Spesso si tratta di un intervento multidisciplinare di collaborazione tra odontoiatra e logopedista, essendo la deglutizione atipica nella maggior parte dei casi associata ad alterazioni dento – scheletriche: se da una parte con l’apparecchio ortodontico si va a ripristinare il corretto assetto scheletrico, dall’altra con gli esercizi logopedici si va a correggere la causa di tali alterazioni dentali.

La respirazione orale rappresenta una condizione patologica, in cui l’aria respirata passa tramite la bocca anziché dal naso come invece dovrebbe avvenire fisiologicamente.
Se c’è una ostruzione delle vie aeree superiori, come ad esempio l’ipertrofia adeno – tonsillare o la presenza di riniti allergiche, l’aria entra con difficoltà nel naso e l’organismo sceglie la via più facile, quella che apparentemente richiede meno sforzo, facendola entrare attraverso la bocca. Se l’ostacolo nasale non viene rimosso tempestivamente e se il modello respiratorio diviene cronicamente orale, si presenterà una condizione in cui si possono instaurare
importanti conseguenze sia immediate che a medio – lungo termine. Tra le più comuni:

✖ frequenti tonsilliti e infezioni delle vie respiratorie
✖ broncospasmo tipo asma
✖ infezioni croniche dell’orecchio medio
✖ sinusiti
✖ disturbi del sonno
✖ russamento, bruxismo
✖ ipotonicità di lingua e muscolatura orale
✖ deformazioni delle arcate dentali
✖ difficoltà di pronuncia dei suoni
✖ alterarazioni muscolo-scheletriche del volto e della postura del bambino
✖ mancanza di energia

Nello specifico, respirando dal naso, l’aria viene filtrata e arriva nei polmoni riscaldata, cosa che non avviene quando respiriamo con la bocca e la mancata depurazione e umidificazione dell’aria può portare a frequenti irritazioni delle vie aeree (tonsilliti, otiti, raffreddori).

Inoltre la respirazione orale non consente un corretto
sviluppo muscolo-scheletrico delle strutture oro-cranio-facciali: stando sempre con la bocca aperta, la lingua rimane bassa e spinge in avanti, il palato è stretto e alto (ogivale) e la mandibola si svilupperà verso il basso e all’indietro. Questo porta ad inevitabili deformazioni delle arcate dentali con conseguenti problemi ortodontici, ad alterazioni dell’intera struttura facciale e persino della colonna vertebrale e quindi della postura del bambino.
Anche da un punto di vista estetico, i respiratori orali presentano solitamente una facies caratteristica: viso allungato, zigomi appiattiti, occhiaie, narici strette, labbra screpolate e i muscoli del volto presentano un’ipotonicità generalizzata.

La respirazione orale è anche collegata a
difficoltà di linguaggio in quanto se le strutture motorie non si sviluppano correttamente, l’articolazione di alcuni suoni può risultare alterata.

Infine la respirazione orale si associa spesso ad una diminuzione dell’ingresso di ossigeno nei polmoni che può condurre ad una
mancanza di energia. Non è quindi solo un problema ortodontico ma legato allo stato generale di salute del bambino. I bambini con respirazione orale possono affaticarsi più facilmente durante l’esercizio fisico, o essere spesso stanchi durante la giornata e di conseguenza poco attenti nelle attività quotidiane e scolastiche. Appaiono ipoattivi, assonnati, svogliati, con scarso rendimento scolastico e sportivo che, unitamente alle difficoltà di articolazione di alcuni suoni, possono determinare anche disagi caratteriali e nella socializzazione. Questa inoltre è la condizione in cui si determinano più frequentemente le apnee notturne che, se non curate, si mantengono anche in età adulta, con grande pericolo per la salute.

RESPIRAZIONE ORALE

La riabilitazione logopedica ha come obiettivo quello di abituare il paziente all’uso del naso, ripristinando il riflesso narinale, rinforzando la muscolatura oro-facciale e correggendo le alterazioni posturali di lingua e labbra.

La rieducazione o ginnastica tubarica è una terapia logopedica che utilizza esercizi muscolari specifici per migliorare la funzionalità delle tube d’Eustachio, migliorando ventilazione e drenaggio dell'orecchio medio. È utile per curare ma soprattutto prevenire otiti medie ricorrenti, otite catarrale (sieromucosa) e orecchio ovattato, specialmente nei bambini.

La tromba di Eustachio (o tuba uditiva) è un condotto che collega l'orecchio medio al rinofaringe, cioè alla porzione di gola situata dietro il naso, e consentono il deflusso del muco dall’orecchio medio alla gola. Un’alterata funzione tubarica comporta un maggior rischio di infiammazioni dell'orecchio medio (otiti) che interessano soprattutto i bambini in quanto le tube di Eustachio nei piccolini sono più corte e meno angolate rispetto a quelle dell’adulto e questo comporta da un lato una ridotta ventilazione dell'orecchio medio e dall'altro il venir meno della funzione protettiva con maggior rischio di reflusso di secrezioni infette dal rinofaringe all'orecchio medio facilitando così il ristagno di muco e catarro.
Nei bambini, soprattutto tra i 3 e i 6 anni, le tube possono essere ulteriormente ostacolate nella loro funzione dalla presenza delle
adenoidi che sono collocate proprio a ridosso delle aperture faringee delle tube e che tendono, per loro costituzione e dopo aggressioni microbiche, ad aumentare il loro volume (ipertrofia), occupando uno spazio aereo sempre maggiore e di fatto bloccando parzialmente o totalmente l’apertura di uno o di entrambi i canali tubarici, aumentando sensibilmente gli episodi di otite media.
Quando il muco non viene eliminato in modo efficace ci sono conseguenze anche sulla percezione dei suoni e quando questo avviene frequentemente a causa di otiti ricorrenti in un bambino che sta sviluppando le sue abilità linguistiche, può creare un’alterazione nella percezione di alcuni suoni e di conseguenza anche una produzione verbale distorta (se sente male, parlerà male).

L’approccio classico a questa patologia è l’intervento farmacologico tramite somministrazione di antibiotici, antinfiammatori e se necessario cortisonici. Esiste però anche un intervento di tipo funzionale che è la Rieducazione Tubarica, da affiancare a quello farmacologico, che aiuta a favorire l’efficienza delle Tube di Eustachio al fine di migliorarne la capacità di aprirsi e permettere così di liberare le orecchie dal ristagno del muco e del catarro.

RIEDUCAZIONE TUBARICA

La terapia logopedica mira a rafforzare i muscoli del distretto orale, faringeo e laringeo attraverso esercizi specifici che permettono di stimolare i muscoli che regolano il funzionamento della Tuba di Eustachio, da svolgere 5-10 minuti al giorno a casa, adatti anche a bambini molto piccoli.

La Rieducazione Tubarica quindi:
  permette di recuperare appieno la funzionalità della tuba e dare un buon grado di protezione dalle otiti
  di conseguenza permette anche di diminuire l’assunzione di antibiotici poiché il bambino sarà meno esposto ad infezioni recidivanti
  previene un fattore di rischio per il disturbo di linguaggio, spesso associato a situazioni di otiti ricorrenti

ATTENZIONE: la terapia non va mai eseguita in fase acuta ma solo nei periodi in cui il bambino (ma anche l’adulto) sta bene per prevenire le recidive!

Sicuramente comodi, a volte indispensabili soprattutto nei primi mesi, ma nel lungo termine, l’utilizzo prolungato di ciuccio, biberon e bicchieri con beccuccio, può portare ad alterazioni delle strutture dentarie ed orali del bambino con conseguenze anche sulla deglutizione e sul linguaggio. La stessa cosa vale anche per la suzione del dito, mordicchiare unghie o matite, l’utilizzo della cannuccia per bere e tutto ciò che fa portare la lingua in avanti ed ostacola l’acquisizione di una deglutizione di tipo adulto e uno sviluppo armonico e fisiologico delle strutture orali.
Bambini che a 3 anni ne fanno ancora uso, hanno un’elevata probabilità di andare incontro a:

 ✖ Malformazioni dentarie
 ✖ Deglutizione atipica
 ✖ Rischio otite media ricorrente
 ✖ Ipotono muscolare di labbra e lingua
 ✖ Suoni alterati e difetti di pronuncia
 ✖ Palato ogivale
 ✖ Disarmonie facciali

Tempi consigliati:
 
 BIBERON: dopo i 12 mesi non serve più e si può passare gradualmente alla tazza
 ➜ CIUCCIO: dai 18 mesi è meglio ridurre il ricorso al ciuccio, per eliminarlo completamente entro i 3 anni
 ➜ TAZZA CON BECCUCCIO: per quanto comoda in realtà è sconsigliata poiché non favorisce l’acquisizione del corretto schema deglutitorio (il bambino continuerà a portare la lingua in avanti come faceva con il biberon): meglio preferire una tazza normale o utilizzare quella col beccuccio per un brevissimo periodo di transizione tra biberon e tazza/bicchiere normale.

ABITUDINI VIZIATE

Togliere il ciuccio e il biberon deve essere un processo graduale e spontaneo, percepito come naturale dal bambino e dai genitori. I bambini infatti imparano molto in fretta le buone abitudini e si adeguano alle nuove regole molto più facilmente di quanto crediamo.

Una consulenza logopedica può essere utile per accompagnare ed aiutare i genitori nel percorso di abbandono di ciuccio&biberon nei tempi e con i metodi più adatti per ogni bambino.

Attenzione e funzioni esecutive sono abilità che si sviluppano gradualmente durante l'infanzia e l'adolescenza e un loro deficit può essere comune in età evolutiva, impattando negativamente sull'apprendi-mento e sul comportamento, pertanto richiedono un intervento precoce.
I bambini piccoli possono avere difficoltà a mantenere l'attenzione su un compito specifico per un lungo periodo di tempo, ma con l'età le capacità attentive diventano sempre più definite e stabili.
Ci sono diverse componenti dell’attenzione che si sviluppano in modo progressivo durante l'infanzia e sono:

■ Attenzione sostenuta: la capacità di mantenere l'attenzione su un compito per un periodo di tempo adeguato
■ Attenzione selettiva: la capacità di mantenere l'attenzione su un compito specifico, ignorando le distrazioni esterne
■ Attenzione divisa: la capacità di mantenere l'attenzione su più compiti contemporaneamente
■ Attenzione alternanata: la capacità di passare da un compito all'altro e di mantenere l'attenzione su entrambi

Quando vi è una difficoltà in una di queste componenti, come ad esempio nel mantenere la concentrazione su un compito per un tempo adeguato, o la difficoltà a concentrarsi su uno stimolo specifico, o a passare da un compito all’altro, si parla di labilità attentiva.

Anche le funzioni esecutive, termine con cui si intendono le abilità cognitive di alto livello, emergono intorno ai 10-12 mesi e si sviluppano intensamente fino all'adolescenza, guidando autoregolazione, apprendimento scolastico e competenze sociali. Nello specifico includono abilità quali:

■ Inibizione: controllo degli impulsi e delle risposte automatiche
■ Memoria di lavoro: mantenimento e manipolazione delle informazioni a breve termine
■ Flessibilità cognitiva: capacità di adattarsi a nuove situazioni o regole
■ Pianificazione/Organizzazione: capacità di pianificare azioni per raggiungere un obiettivo

Sia le capacità attentive che le funzioni esecutive risultano quindi fondamentali per la riuscita scolastica e l'adattamento sociale e difficoltà in queste componenti sono spesso riscontrate nei disturbi del neurosviluppo come ADHD e DSA, causando difficoltà nell'autocontrollo e nell'organizzazione.

LABILITA' ATTENTIVE e FUNZIONI ESECUTIVE

Tuttavia, anche i bambini senza un disturbo specifico conclamato possono avere difficoltà di attenzione o delle funzioni esecutive e potrebbe essere utile la valutazione da parte di uno specialista e un intervento mirato al potenziamento tali abilità