Trattamenti logopedici in
ETA' ADULTA e GERIATRICA
"Il recupero non è mai solo il ritorno a come si era prima, ma è una nuova costruzione di sè stessi" Oliver Sacks
L’AFASIA è definita come la perdita totale o parziale del linguaggio, conseguente alla lesione di specifiche aree cerebrali. Le cause più frequenti di lesioni cerebrali sono:
■ eventi cerebrovascolari (ischemici o emorragici)
■ traumi cranici (conseguenti a cadute o incidenti)
■ neoplasie cerebrali
Quando la lesione interessa l’emisfero sinistro ed in particolare le aree parieto – temporali, può esserci una compromissione del linguaggio acquisito la cui sintomatologia è estremamente variabile: può riguardare la componente espressiva del linguaggio, quella relativa alla comprensione o entrambe, con un conseguente e inevitabile peggioramento della qualità della vita del soggetto, che improvvisamente si ritrova a non riuscire più a comunicare e talvolta a comprendere.
CHE COSA E' L'AFASIA
Pertanto è di primaria importanza una tempestiva presa in carico: il trattamento dell’afasia prevede un lungo percorso che consente di RI-ABILITARE la funzione linguistica compromessa attraverso un graduale e progressivo miglioramento del deficit a cui corrisponde il miglioramento della qualità di vita del soggetto.
La DISARTRIA è un disturbo dell’articolazione del linguaggio:
il soggetto non articola più bene le parole e diventa meno, o per nulla, comprensibile a chi lo ascolta.
È un disturbo neurologico secondario ad una lesione che può avere varie cause ed essere di vari tipi: flaccida, spastica, atassica, ipocinetica, ipercinetica, mista.
È frequente in malattie come il Morbo di Parkinson, la Sclerosi Multipla, la SLA, la Corea di Huntinghton o conseguente a patologie cerebrovascolari come ictus o traumi cranici.
La disabilità che ne consegue può essere più o meno grave e di conseguenza invalidante.
L’eloquio può avere caratteristiche diverse a seconda della causa della lesione e può presentare:
■ articolazione imprecisa
■ difficoltà di esecuzione dei movimenti delle labbra e della lingua
■ velocità dell’eloquio alterata (troppo lenta, troppo rapida)
■ linguaggio monotono
DISARTRIA E DISTURBI DELL'ARTICOLAZIONE
La riabilitazione logopedica prevede un trattamento mirato a migliorare non solo l’articolazione ma anche la respirazione, la coordinazione tra respirazione ed eloquio, la velocità del parlato e il tono della voce.
La DISFAGIA è la difficoltà a deglutire alimenti solidi, liquidi o misti, a farli passare cioè dalla bocca allo stomaco. E’ un disturbo più frequente negli anziani, ma può insorgere in persone di tutte le età ed è spesso presente in malattie neurologiche in cui vi è una compromissione del controllo della muscolatura coinvolta nell’atto deglutitorio (ictus, malattie neurodegenerative come SLA e Sclerosi Multipla, demenze, morbo di Parkinson) o conseguente a cause meccaniche/organiche (tumori testa collo, laringectomie, ernie iatali, stenosi efofagea) dove cioè vi è un ristringimento o un’alterazione fisica del tratto laringo – faringeo.
La disfagia, oltre ad avere importanti ripercussioni sulla qualità di vita del paziente, può comportare diverse problematiche o complicanze cliniche come il possibile ingresso di cibo o liquidi nelle vie respiratorie e il conseguente rischio di soffocamento o di infezioni dei bronchi e dei polmoni.
La difficoltà a deglutire può inoltre determinare disidratazione o malnutrizione.
I sintomi a cui prestare più attenzione sono:
✔ fatica o dolore a deglutire cibi o bevande
✔ sensazione di soffocamento o difficoltà respiratorie durante il pasto o subito dopo
✔ tosse durante o dopo la deglutizione di cibi o bevande
✔ cambiamento della voce dopo aver mangiato o bevuto
✔ fuoriuscita di cibo o liquidi dal naso
DISFAGIA E DIFFICOLTA' NELLA DEGLUTIZIONE
Un’adeguata valutazione logopedica della deglutizione consente di individuare eventuali alterazioni dei meccanismi deglutitori e di conseguenza impostare un trattamento specifico che in genere prevede esercizi mirati per il rafforzamento della muscolatura deglutitoria, posture e manovre che coinvolgono collo e laringe, esercizi e stimolazioni orali, cambiamento delle consistenze dei cibi e indicazioni circa i comportamenti da mantenere durante i pasti.
La DISFONIA è l’alterazione qualitativa o quantitativa della voce, dovuta a cause organiche o funzionali, di durata variabile che può divenire anche cronica.
Tra le cause organiche troviamo le infiammazioni a carico della laringe, le malformazioni congenite, la presenza di lesioni tumorali o di lesioni benigne (polipi, noduli o cisti delle corde vocali) e i traumi.
Tra le cause funzionali rientrano l'uso eccessivo o scorretto della voce.
Infine possiamo avere anche la disfonia idiopatica (senza causa apparente).
Tra i principali fattori di rischio predisponenti per la disfonia ci sono:
✖ l'età avanzata
✖ l'abuso di alcol e fumo
✖ le allergie
✖ il reflusso gastroesofageo (GERD)
✖ le infezioni delle alte vie respiratorie
✖ l'uso improprio e prolungato della voce
✖ le malattie neurologiche
✖ lo stress psicologico
✖ i tumori della laringe
✖ la disidratazione delle mucose laringee
✖ le malattie della tiroide
✖ le cicatrici risultanti da interventi chirurgici o da traumi a carico della regione anteriore del collo
I sintomi più comuni della disfonia sono la raucedine, la totale assenza di voce (afonia), oppure una voce molto debole o affaticata (fonastenia), tremante o aspirata.
Può esserci dolore alla gola o al collo, gonfiore e anche tosse.
DISFONIA E DISTURBI DELLA VOCE
Per la diagnosi è necessario consultare un ORL – o un foniatra – che saprà individuarne la causa e indirizzare al trattamento logopedico più adeguato che prevede interventi differenti e specifici in relazione all'origine della disfonia.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la balbuzie come “un disordine nel ritmo della parola, nel quale il paziente sa con precisione ciò che vorrebbe dire, ma allo stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di involontari arresti, ripetizioni o prolungamenti di un suono”.
Nella maggioranza dei casi, la balbuzie compare tra i 3 e i 7 anni, ma può manifestarsi anche in età prepuberale (10-12 anni), più raramente esordisce in età adulta.
Col cronicizzarsi del disturbo la balbuzie può diventare, oltre che udibile, anche visibile perché alle caratteristiche primarie specifiche della fluenza possono associarsi contrazioni dei muscoli mimici (tic facciali) o di quelli del corpo e/o degli arti. A questi aspetti, detti sintomi overt, cioè manifestati – che siano udibili o visibili – si associano poi i sintomi covert cioè nascosti, riferibili ad aspetti emotivi e psicologici quali la frustrazione, l’imbarazzo, la paura, la tensione, l’ansia, il senso di inadeguatezza che via via prendono il sopravvento ed influenzano inevitabilmente la personalità e soprattutto l’autostima del bambino prima e dell’adulto poi, che sviluppa sentimenti di disagio, comportamenti negativi ed evitanti.
Gli adulti, o giovani adulti, che balbettano riferiscono che la balbuzie è stata limitante nelle loro scelte di vita, come nella carriera, nella partecipazione ad eventi sociali e nello sviluppo di amicizie.
Rinunce dovute alla paura di esprimersi.
Il disagio a parlare o leggere in pubblico si manifesta fin da piccoli ma è durante l’adolescenza che esplode più violentemente e può portare anche a fenomeni di evitamento sociale e chiusura in se stessi. Si pensi alle interrogazioni a scuola o al leggere ad alta voce in classe, alla difficoltà ad esternare il proprio pensiero tra amici o in famiglia, al fare un’ordinazione al cameriere.
Anche solo parlare al telefono è per molti balbuzienti un momento di forte stress. Per non parlare degli esami all’università, o dei colloqui di lavoro, dove all’ansia per l’esame si aggiunge il timore di quante volte ci si bloccherà. Ed il pensiero che si verrà giudicati non tanto per i propri contenuti, ma per come questi sono stati espressi, diventa pervasivo.
BALBUZIE
La maggior parte dei pazienti adulti che si sono rivolti a me per risolvere questo problema, dopo i primi risultati, ottenuti in poche settimane, mi hanno detto:
“Se solo ci avessi provato prima avrei evitato tanti anni di sofferenza, disagi e rinunce”.
Non c’è un trattamento univoco che vale per tutti e consenta di “eliminare” nell’immediato il problema dopo anni di cronicizzazione del disturbo, però vale sempre la pena provare a risolvere ciò che crea un disagio e spesso porta a rinunce, al fine migliorare la qualità della vita della persona.
La malattia di Parkinson, oltre ai tipici sintomi motori che la caratterizzano quali tremori e rigidità, comporta anche difficoltà nella sfera comunicativa e più in generale logopedica, che contribuiscono a causare frustrazione, imbarazzo e isolamento.
Di solito i sintomi si manifestano con una riduzione del volume della VOCE e scarsa intelligibilità dell’ELOQUIO, ma anche con alterazioni della RESPIRAZIONE e difficoltà di DEGLUTIZIONE.
Questo perché la compromissione dei circuiti extrapiramidali altera non solo l’organizzazione dei muscoli motori ma sono coinvolti anche i muscoli respiratori, i muscoli faringei e laringei, i muscoli mimici e della lingua.
PARKINSON E LOGOPEDIA
Per questo è importate intervenire precocemente, non appena compaiono i primi sintomi.
Il trattamento è tuttavia importante a qualunque stadio della malattia, allo scopo di lavorare sui muscoli coinvolti e migliorare il più possibile le alterazioni presenti a livello di queste funzioni.
Ciò determina la necessità di uno specifico trattamento riabilitativo logopedico, che costituisce il completamento della terapia farmacologica e fisioterapica nei pazienti parkinsoniani.
La finalità è quella di aiutare il paziente a mantenere più a lungo possibile l’integrità delle funzioni compromesse come deglutizione e respirazione, ma anche migliorare l’intellegibilità dell’eloquio attraverso l’aumento del volume della voce e il potenziamento dell’articolazione dei suoni e dell’intonazione.
La logopedia gioca un ruolo cruciale nel trattamento delle malattie neurodegenerative (Alzheimer, demenze, Parkinson, SLA, sclerosi multipla), poiché interviene con esercizi mirati al rallentamento del declino di funzioni quali il linguaggio, le abilità comunicative e la deglutizione, al fine di migliorare – per quanto possibile – la qualità della vita del paziente.
Attraverso interventi personalizzati, il logopedista gestisce le difficoltà di deglutizione, le difficoltà articolatorie del linguaggio e i disturbi cognitivi, allo scopo di mantenere l'autonomia del paziente il più a lungo possibile.
In particolare si interviene su:
■ Valutazione e trattamento della disfagia: il logopedista valuta e gestisce i disturbi della deglutizione, prevenendo inalazioni, polmoniti ab ingestis e malnutrizione, garantendo un'alimentazione più sicura
■ Riabilitazione del Linguaggio e della Comunicazione: attraverso esercizi specifici si lavora su afasia (difficoltà di linguaggio) e disturbi cognitivo-comunicativi, facilitando la comprensione e l'espressione, utilizzando stimolazioni per preservare le capacità residue e prevenire l’isolamento sociale
■ Miglioramento dell’articolazione e della voce: la terapia contrasta la disartria, migliorando l'intensità della voce e la chiarezza dell'eloquio attraverso esercizi mirati a potenziare l'articolazione, il volume e la qualità vocale (es. tecniche di fonazione e respirazione)
■ Supporto Cognitivo: interventi che aiutano a gestire i disturbi cognitivi come le difficoltà di memoria e attenzione, ma anche di programmazione ed orientamento
■ Strategie di compensazione e supporto al Caregiver: il logopedista fornisce strategie per mantenere le capacità residue più funzionali possibili, lavorando sia col paziente che con i caregiver fornendo una formazione adeguata sulle strategie comunicative, di gestione del paziente e di alimentazione più adeguate.
MALATTIE NEURODEGENERATIVE
Sebbene la malattia sia degenerativa, un intervento logopedico, preferibilmente precoce, mira a massimizzare le capacità funzionali residue, offrendo supporto anche quando il declino è in corso e con esercizi mirati è possibile rallentare la progressione dei disturbi e, in alcuni casi, può portare a miglioramenti della qualità della vita.
La neuropsicologia si occupa dello studio delle funzioni cognitive tra le quali attenzione, memoria, linguaggio, capacità di programmazione, logica, ragionamento e funzioni esecutive.
A seguito di una lesione cerebrale acquisita, conseguente a varie cause (trauma cranico, ictus, malattie degenerative, insufficienza respiratoria, neoplasie), queste abilità cognitive possono essere compromesse in maniera più o meno seria ed invalidante, determinando disturbi che vanno a compromettere le normali attività della vita quotidiana, alterare la capacità lavorativa ed influire persino sulle relazioni sociali.
VALUTAZIONE NEUROPSICOLOGICA
E TRATTAMENTO COGNITIVO
La valutazione neuropsicologica consente di indagare, attraverso l’utilizzo di specifici test e prove, l’integrità di tali funzioni, permettendo di individuare gli aspetti su cui può essere utile intervenire attraverso un programma riabilitativo mirato, che preveda esercizi finalizzati al ripristino o al potenziamento dell’abilità compromessa, allo scopo di portare il paziente al miglior livello di recupero possibile.












